consigli di scrittura

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Durante queste settimane ho visto e analizzato eventi che mi hanno fatto riflettere su quanto, ancora e purtroppo dovrei dire, non ci si renda conto dell’importanza e del potere che hanno le parole.

Parole intese come strumento di comunicazione verbale o scritta che sia.

Parole percepite come elemento che ci accomuna tutti e non solo gli esperti del settore professionale come, spesso, si tende a pensare.

Tra gli accadimenti più noti (e non sempre in positivo) che hanno contrassegnato quest’ ultimo periodo ricordo (soltanto per importanza) le Olimpiadi di Rio, la campagna indetta da Ministero della Salute sul tema della fertilità e il terremoto che ha colpito il centro Italia.

Casi molto diversi tra loro ma, tutti, accomunati da un riscontro comunicativo capace di generare reazioni, opinioni e prese di posizione tra le persone.

In merito a questo ho letto e ascoltato tante parole e non ho potuto che riflettere sul loro uso.

Da un lato penso a termini che hanno, certamente, centrato l’obiettivo.

Termini che giusti, sbagliati o fuori luogo che fossero hanno attirato l’attenzione e avuto un riscontro. Hanno, a loro volta, fatto parlare.
Si sono innescati comportamenti e meccanismi sui quali mi sono soffermata facendo alcune osservazioni che, qui, vorrei condividere.

  • Giornalisti ed esperti della comunicazione sono incompetenti: direi che ci sono persone che hanno a disposizione l’uso di uno strumento importante e, forse, non sempre se ne rendono conto. Ci sono colleghi che, credo, peccano di supponenza o di arroganza pensando di poter dire quello che vogliono sempre e comunque senza ricordare che, dall’altra parte, chi riceve e percepisce un messaggio lo fa avendo la propria sensibilità. In tutto questo, però, è giusto fare delle distinzioni e non dare semplici e facili giudizi. Chi lavora bene e con impegno c’è e merita di essere valorizzato
  • Le parole sono di tutti: spesso si dimentica che le parole appartengono a tutti noi esseri umani non solo a chi fa comunicazione. Dovremmo averne cura e rispetto perché è attraverso di loro che creiamo relazioni, esprimiamo idee e convinzioni. Vanno coltivate proprio come si fa con un bel giardino. Dovremmo farlo tutti iniziando, magari, a proporle in modo diverso e più consapevole. Certo chi le usa per lavoro dovrebbe sempre avere un’attenzione in più ma in realtà, se ci penso, tutti noi comunichiamo ogni giorno in modi e con strumenti diversi quindi è, a mio avviso, una questione di responsabilità collettiva
  • Le emozioni non si preconfezionano: condanno sempre l’uso delle parole che creano falsi allarmismi e sensazionalismi. Tutto ciò che mi pare finto ed esagerato non mi appartiene. Non amo nemmeno l’abuso di espressioni che appiattiscono e banalizzano la sfera emotiva delle persone. Questo aspetto ci appartiene personalmente rendendoci unici e pertanto merita rispetto.
  • La rete è il male assoluto: ne siamo proprio sicuri? Io penso sempre che dietro un profilo e una tastiera ci siano delle persone. Quindi, forse, sono condannabili queste ultime e i loro atteggiamenti. Quando il tono di una discussione oppure l’espressione di un’idea non sono più civili non è la rete da demonizzare ma il singolo. Internet, semplicemente, amplifica ciò che un tempo restava chiuso nel circondario. Ognuno di noi dovrebbe, quindi, fare più attenzione. L’educazione digitale, in fondo, dovrebbe essere la normale evoluzione dell’educazione personale

 

Ricordo sempre, a me stessa per prima, che le parole sono preziose e possono comunicare tutto.

Possono fare bene, a noi e al nostro cuore, ma  possono ferire.

E’ importante saperle usare con capacità e attenzione perché il loro potenziale è davvero enorme. Forse anche con un po’ di umiltà.

Lo vedo ogni giorno continuando a lavorare e a imparare con loro perché la comunicazione non è settoriale bensì universale e se vogliamo migliorarla tutti dobbiamo e possiamo dare il nostro contributo.

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Sì lo so in questo momento siamo tutti un po’ scrittori e anche un po’ tutti esperti di comunicazione.

Ognuno di noi, chi più chi meno, produce contenuti e in molti casi lo fa senza avere dietro una vera e propria strategia.

Questo va bene finché si rimane nel proprio profilo personale ma se si decide, ad esempio, di aprire un blog oppure di seguire i contenuti di un brand o di un’azienda questa modalità “improvvisata” non funziona.

Uno dei miei principi fondamentali si chiama:

l’importanza di non scrivere cose a casaccio

  • Primo perché ce ne sono già molte e sarebbe meglio evitare l’accumulo.
  • Secondo perché è inutile.

Nel momento in cui ci si trova a dover affrontare la pianificazione dei contenuti la parola magica che dovrà comparire sarà piano editoriale.

Non ci sono scuse e non ci sono deroghe il passaggio è obbligato.

Ma cos’è il piano editoriale?

Cerco di spiegartelo qui, in modo semplice e concreto, cercando di darti le nozioni fondamentali perché tu, al bisogno, lo possa mettere in pratica in modo operativo.

Il piano editoriale è lo strumento che ti permette di focalizzare chiaramente quali sono le azioni strategiche da seguire attraverso la tua comunicazione.

Una  guida che, all’occorrenza, può avere anche un certo margine di modificazione.

Attraverso il piano editoriale potrai capire quali sono gli obiettivi da perseguire e il target di riferimento a cui rivolgerti, i contenuti da sviluppare e in che ordine ma, anche, quale sarà il linguaggio più opportuno da utilizzare (che dovrà caratterizzare il tuo stile così da renderti riconoscibile da un lato e diverso dagli altri dall’altro).

Dovrai imparare a calendarizzare perché così sarai in grado di gestire il lavoro ed eviterai i “periodi morti” e i temutissimi  “blocchi dello scrittore”.

Imparerai a giocare d’anticipo evitando, fin dove è possibile, l’imprevisto e avendo la possibilità di verificare i riscontri correggendo la situazione se necessario.

Il piano editoriale deve diventare il tuo più fedele amico e il tuo principale strumento di lavoro.

Ricorda, però, che se avrai a che fare con i social dovrai essere in grado di analizzare le loro diversità e le loro caratteristiche principali producendo contenuti mirati e su misura perché solo così potrai ottenere i risultati migliori.

Riassumendo il piano editoriale ti aiuta a :

  • Definire gli obiettivi (che devono essere chiari e soprattutto raggiungibili)
  • Capire il target di riferimento a cui rivolgerti (e nel caso dei social ricorda che ognuno di loro è diverso dall’altro)
  • Stabilire il tuo linguaggio (che deve diventare la tua cifra stilistica)
  • Calendarizzare, programmare e pianificare il lavoro
  • Coordinare nel caso tu debba lavorare anche con altri professionisti

Inoltre ti suggerisco sempre di studiare, approfondire e osservare.

Questo per poter scrivere contenuti seri e credibili (per cui le fonti sono importanti) ma anche utili e interessanti per chi ti legge.

Cerca di capire come si presentano i tuoi “competitor” che possono rivelarti anche aspetti positivi (ricorda che non si nasce imparati e ammettere di voler migliorare prendendo spunto da quelli bravi è positivo).

Prova a non essere troppo monotono altrimenti rischi di non avere seguito e di non portare i tuoi utenti ad agire attraverso la famosa “call to action”.

Da ultimo, ma non meno importante, ti riporto la regola delle 5 W che nel giornalismo è definita “la regola” per eccellenza.

Who, what, where, when e why… chi, cosa, dove, quando e perché queste le domande a cui devi pensare di aver risposto quando scrivi.

Nelle intenzioni queste domande ti permetteranno di avere una griglia di partenza per la stesura di un testo che potrà essere il più completo possibile soddisfacendo anche la curiosità del lettore.

Domande tanto semplici quanto spesso dimenticate e che penso possano essere utili soprattutto per chi, magari, è alle prime armi (ma non solo a dire il vero).

Bene questa è la mia visione del piano editoriale.

Questo è quello che deriva dalla mia esperienza e che spero ti abbia incuriosito e ti possa essere di aiuto.

Buona lettura e, mi raccomando, ci vediamo al prossimo post!

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Eccomi qui allora con questo che è, a tutti gli effetti, il primo post ufficiale del blog (che quello di presentazione non si può considerare proprio un vero post ma più un’introduzione al mio mondo).

Bene, mi sono detta che per iniziare a scrivere qui avrei preso spunto dalle tante osservazioni e dalle tante domande che ho visto e sentito in questi anni.

Tra tutte, questa che vado a raccontarvi è in assoluto la più gettonata.

Quando mi chiedono “che lavoro fai” di solito rispondo semplicemente “scrivo” e poi mi prendo qualche momento per osservare l’espressione della persona che ho davanti.

E’ un piccolo gioco che mi aiuta a capire quello che passa nella testa delle persone.

Perché, siamo seri e non raccontiamoci bugie, se io vi rispondo che di lavoro scrivo in molti di voi come prima cosa pensano che io non faccio un lavoro diciamo “vero”.

In molti di voi mi immaginano ammorbata davanti al pc, e quando va peggio davanti a un calamaio, disperata a scrivere il mio romanzo epico che fatica a concludersi perché l’ispirazione come arriva sparisce anche.

Ecco, diciamo che non è proprio così e che scrivere è una professione vera che si può declinare in tanti modi diversi gli uni dagli altri.

Ergo mi devo applicare, devo studiare e costantemente evolvere altrimenti cambio direzione.

Ho iniziato a scrivere facendo la corrispondete locale per alcuni quotidiani della provincia di Rovigo.

Lo facevo perché mi piaceva, perché avevo avuto la possibilità, perché potevo guadagnare qualche cosa mentre studiavo e, non vi nascondo, anche perché lo trovavo un po’ romantico.

Negli anni poi ho seguito l’organizzazione degli eventi e quindi gli uffici stampa fino a diventare una copywriter e storyteller.

Non vi dico che è stato facile perché mentirei a voi e a me per prima.

Non vi dico nemmeno che ho sempre lavorato in modo continuativo perché non è vero e a volte la tentazione di mollare c’è stata.

Però per me scrivere è importante e che io lo faccia per aiutare un’azienda a comunicarsi al meglio verso l’esterno oppure lo faccia per un giornale che chiede la mia collaborazione a me poco importa.

L’importante è avere un bel progetto del quale poter far parte dando il mio contributo.

Ma in questi anni le cose sono anche cambiate parecchio.

Guardiamoci intorno.

Siamo perennemente connessi.

Se non siamo al pc siamo al telefono.

Scriviamo mail e postiamo pensieri in libertà sui nostri profili social e insomma ci sentiamo tutti parte di una grande famiglia.

Bello non dico di no!

Io stessa ne faccio parte e devo dire che è grazie alla rete se ho conosciuto persone speciali e colleghi che stimo e apprezzo.

Ma devo anche dire che non tutto mi piace in questo momento e allora colgo l’occasione per riflettere un po’.

Quando ho iniziato a fare questo lavoro andava ancora di moda fare la gavetta.

Il mio caporedattore mi mandava di qua e di là, in giro per la provincia, con un quaderno di appunti e una penna, poi correvo a casa e scrivevo i miei articoli.

Se andavano bene ok ma altrimenti di alternative ne avevo poche.

Mi prendevo la ramanzina e se c’era tempo rifacevo il pezzo oppure non si pubblicava e tenevo a mente per la volta successiva.

Oggi tutti, invece, credono di saper scrivere e si sentono un po’ scrittori e a me, a dirla tutta, questa cosa un po’ spaventa.

Nell’ordine delle domande gettonate dopo il che lavoro fai segue sempre “e come fai a scrivere?”

Negli ultimi tempi rispondo “partiamo dall’inizio ti va?”

E non lo faccio per essere spocchiosa ma perché penso sia giusto.

Notate anche voi quello che vedo io e cioè: tutti scrivono, tutti si dichiarano esperti di comunicazione ma il livello di qualità della comunicazione stessa al posto di alzarsi si abbassa.

Quante parole abbiamo a disposizione nella lingua italiana?

Direi parecchie e pure belle penso.

Benissimo se ne usiamo alcune centinaia potrei dire che siamo fortunati e mi raccomando sempre quelle che il cambiamento tende a non essere gradito.

La grammatica?
Questa sconosciuta, ditemi un po’ come funziona che le doppie si saltano dove serve e appaiano dove non ci dovrebbero essere oppure l’apostrofo, questo grande mistero, per non parlare dei verbi le cui coniugazioni sono variabili un po’ come le previsioni meteo.

Io per prima non sono perfetta e cerco di correggermi e migliorarmi ogni giorno però insomma a volte il buon senso aiuta.

E’ per questo che la prima cosa che rispondo quando mi chiedono consigli sulla scrittura è davvero di partire dall’inizio.

Scrivere per me è la cosa più bella del mondo.

Se ti prendi un momento per te stesso e scrivi di getto ti dico che non devi seguire nessuna regola se non ascoltare il tuo cuore e ti stupirai di quello che sarai riuscito a fare ma se decidi, ad esempio, di lanciarti nel magico web pensaci un attimo.

Ti dico anche perché.

Se lo fai personalmente ci metti i contenuti e la faccia e allora cerca di essere elegante e attento pur mantenendo la libertà di poter dire quello che pensi e ritieni più opportuno.

Pensa che oltre il profilo, il blog o quello che vuoi ci sono delle persone che meritano di essere rispettate… insomma smettila di scrivere come se ti stessi rivolgendo a dei primitivi!

Parola d’ordine evoluzione no?!!!

Se, invece, hai deciso che la comunicazione può diventare una professione allora sappi che ci metti i contenuti, la faccia e la reputazione e se permetti devi portare rispetto non solo a chi ti darà la sua fiducia e ti farà lavorare ma devi portare rispetto anche a tutti quei colleghi, e non sono pochi, che ogni giorno si fanno un “mazzo” così per far capire alle persone che il nostro è un lavoro serio, difficile e per nulla improvvisato dove ogni giorno siamo messi alla prova e dobbiamo metterci in discussione perché, ricordalo bene, non si finisce mai di imparare.

Ah dimenticavo una delle regole che vedo essere tra le più dimenticate ma che ti suggerisco di rispolverare… l’umiltà.

Essere umili non è un difetto anzi è sinonimo di grande intelligenza e sensibilità.

Pensaci ogni volta che dovrai capire come comunicare te stesso oppure gli altri.

Alcuni spunti di base che penso di poterti dare e che io stessa trovo utili.

  • Leggi tanto
  • Sforzati di parlare in italiano usando parole anche diverse
  • Lascia perdere l’inglese quando non serve e quando lo usi devi sapere di cosa parli altrimenti rischi l’effetto robot (e non è bello)
  • Rileggi a voce alta (anche mille volte)
  • Riscrivi se non ti piace quello che hai scritto quindi ascoltati e ascolta le tue sensazioni
  • Sforzati di scrivere in modi diversi così da capire qual è “l’ambiente” che più ti appartiene e che ti riesce meglio
  • Non essere un tuttologo (credimi non serve ce ne sono già tanti)

Questo è l’abc e dalla prossima volta inizieremo a parlare di argomenti più tecnici ma come ho detto nel titolo “Partiamo dall’inizio ti va?”

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