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Oggi sul blog voglio presentarvi un’iniziativa alla quale tengo molto.

Si tratta di Parole o Stili il primo progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza 2.0 che si svolgerà  a Trieste il 17 e 18 febbraio prossimi.

Un evento fortemente voluto da Rosy Russo che vede coinvolti 300 tra giornalisti, professionisti della comunicazione, docenti, studiosi e influencer di settore.

Con quale obiettivo?

Diffondere la buona cultura del linguaggio usato in rete. Un linguaggio positivo fatto di parole pensate e scelte con cura.

Quella cura di cui, spesso, ho parlato con la consapevolezza che le parole sono potenti, efficaci e importanti. Possono fare la differenza.

Le parole che scegliamo dicono tutto di noi dando voce e colore ai nostri pensieri, alle nostre idee, alle nostre emozioni e sensazioni.

Le parole possono essere belle, luminose, positive ma, anche, dolorose e negative.

Non ci pensiamo mai, forse, ma tutto dipende da noi e dalle nostre scelte.

In rete si osserva, sempre di più, una spiccata tendenza all’uso di un linguaggio violento. Tra i più giovani ma non solo.

Mi chiedo ma on line è tutto possibile?

On line rispetto, consapevolezza e buon senso non sono più parametri utili per definire un comportamento civile?

Ecco perché ho deciso di ospitare e sostenere, nel mio piccolo, Parole o Stili.

Perché credo fermamente in questa iniziativa che rispecchia il mio pensiero e il mio approccio all’uso della parola proponendo, in modo concreto e reale, un’inversione di tendenza.

Arginare l’uso di linguaggi negativi favorendo scelte diverse e adeguate.

Perché dietro ogni parola pesante e poco consona ce ne sarà sempre un’altra pronta a sostituirsi con un tono e un significato diverso.

L’hate speech, che fomenta l’odio e l’intolleranza, può essere sostituito se solo tutti facessimo un’attenta riflessione. Un piccolo sforzo.

Proviamo a pensare ai nostri post, ai nostri tweet, alle risposte che diamo ogni giorno e cerchiamo di capire dove e come possiamo migliorare.

Sembra impossibile, è vero, ma se noi per primi non proviamo a cambiare le cose difficilmente questo senso di valore potrà essere trasmesso.

Trasmesso alle nuove generazioni di oggi, ad esempio, che saranno utenti, clienti e colleghi con i quali ci dovremmo rapportare, confrontare e consultare domani. Un domani che non è nemmno così lontano come si potrebbe pensare.

Nella due giorni triestina verranno approfonditi argomenti vari e diversi tra loro.

Dal giornalismo ai mass media passando per il business e l’advertising senza dimenticare i giovani, i bambini, i social e il digitale in generale.

Nove tavoli tematici in cui esperti e professionisti metteranno a disposizione le loro competenze per riflettere, approfondire, capire, discutere e migliorare insieme.

Verrà scritto il Manifesto della comunicazione non ostile inteso come primo passo concreto verso il cambiamento.

Un primo passo utile che tutti possiamo sostenere se abbiamo a cuore l’importanza e il valore della parole.

Vi invito a seguire questo progetto perché credo, e ne sono convinta, che la rete debba e possa essere spazio di condivisione sensibile, propositivo e positivo.

 

 

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Lo scorso 13 gennaio sono stata invitata da Simone Puliafito, general manager di Taeda Communication, all’aperitivo digitale titolato “Come ottenere risultati dal web”.

Perché ho deciso di raccontarti questa esperienza in un post?

Perché l’aperitivo digitale è un momento di formazione veloce e mirata ma, anche, di relazione e networking di qualità.

Perché, spesso, si dice che per partecipare a cose belle bisogna essere sempre a Milano e nelle grandi città ma non è proprio vero. Questa occasione è un esempio.

Lo so. Ci sono luoghi ed eventi ai quali è meglio non mancare ma, di contro, è anche vero che se vuoi rendere vivace il settore digitale nella zona in cui vivi e lavori le occasioni non mancano.

Certo non sono lì che ti aspettano.

Bisogna inventarle, crearle, dedicare loro tempo e risorse ma, forse non ci crederai, si può fare.

Ti voglio raccontare questa esperienza perché, questa volta, all’aperitivo sono andata non come spettatrice ma come relatrice.

Eh sì Simone ha deciso di fidarsi di me (e non solo poi lo scoprirai) e del mio modo di usare uno strumento tanto efficace quanto banalizzato come le parole.

Lo ammetto parlare davanti ai colleghi del mio lavoro, di quello che mi piace fare e di quanto possa essere importante e rilevante all’interno di una strategia di web marketing è stato diversamente emozionante.

Ho spiegato come ci si può raccontare on line con le parole e come queste possano fare la differenza.

Ma, come ti ho detto, non ero da sola e allora ecco chi mi ha accompagnata in questa serata.

Susanna Moglia con il valore delle emozioni nel marketing, Loris Castagnini e il caso concreto di Redoro Frantoi che lui segue con cura e dedizione, Simone con la lead generation.

Argomenti interessanti e molto più complessi di quello che possono sembrare affrontati con competenza, preparazione e passione.

Quello che ti voglio trasmettere di questa esperienza è il messaggio perché, ammettiamolo, non è da tutti lasciare spazio ai colleghi, non è da tutti fare squadra, non è da tutti fidarsi di altri professionisti presenti sul territorio creando sinergia.

Simone Puliafito lo ha fatto dando un segnale importante.

Ha chiamato a raccolta persone che stima, rispetta e con le quali condivide valori e visione professionale.

Abbiamo unito le idee e abbiamo accettato. Farlo era doveroso e prezioso.

Perché è facile dire che si deve fare rete se poi ognuno resta nel proprio spazio con il timore, più o meno espresso, che se condivido le mie idee con i colleghi queste poi possono essermi tolte.

È facile dire mi piacerebbe collaborare per poi sparire ognuno nel proprio ufficio.

È facile giustificarsi pensando che debbano essere sempre gli altri a fare il primo passo.

Di fronte alla paura e alla chiusura delle persone non sempre si può fare molto.

Essere collaborativi non è una cosa che si può inventare come, spesso, si crede.

Essere collaborativi è una predisposizione innata e in questi anni ne ho avuto conferma in più occasioni.

Quando Simone mi ha chiesto di partecipare portando il mio punto di vista sull’utilità delle parole sono rimasta piacevolmente sorpresa.

Io che lavoro a testa bassa, con umiltà e impegno ho pensato che non potevo non esserci.

Questo post è il mio modo per dire grazie a tutti i ragazzi di Taeda Communication perché la voglia di crescere insieme c’è e si sente.

La voglia di unire le forze è tanta con la consapevolezza che noi, per primi, possiamo fare la differenza se solo lo vogliamo.

Il fatto che tutti i miei colleghi si siano resi disponibili per rendere la serata speciale è un grande insegnamento.

Si può e si deve fare formazione nel nostro settore sempre.

Si devono creare situazioni di confronto e di crescita che escano dai luoghi comuni perché noi, che di comunicazione ci occupiamo da mattina a sera, non abbiamo la bacchetta magica certo ma ci impegniamo  per far sì che le persone che ci danno fiducia affidandoci i loro progetti possano ottenere risultati concreti e tangibili ogni giorno. Risultati che non siano solo un’effimera chimera del momento ma siano duraturi nel tempo, costanti e perseveranti.

È importante creare aggregazione perché, se è vero che oggi le professioni digitali sono ambite e in crescita, è  giusto dire che il percorso è lungo, faticoso e le soddisfazioni arrivano anche dopo essere inciampati alcune volte e aver avuto qualche porta chiusa in faccia.

Ho letto negli occhi e nelle parole dei colleghi che erano con me la dedizione e la passione di chi in questo lavoro ci crede.

L’umiltà di chi fa un passo alla volta per migliorare sempre.

La serenità di chi ha visto i sorrisi e la curiosità di chi era presente.

Il fatto che lasciare spazio non è semplice ma rappresenta un gesto e un atto di generosità che può fare solo bene.

Sono certa che di questi aperitivi digitali sentirete ancora parlare e ci ritroveremo ancora per raccontare nuove storie e darvi nuove informazioni.

E adesso andate a conoscere meglio chi sono i miei compagni di viaggio.

Simone Puliafito e Taeda Communication

Loris Castagnini e Web Marketing Italiano

Susanna Moglia e  Questione di… social!

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Per molti di voi questa è la settimana del rientro al lavoro e della ripresa degli impegni professionali dopo la pausa estiva.

I più fortunati, forse, avranno ancora qualche giorno ma i più hanno terminato il bonus vacanza.

Si torna operativi dopo un momento di riposo e, magari, di digital detox (termine del quale si parla molto ma di cui io non sono una sostenitrice a dire il vero).

Si riparte dopo un attimo di tranquillità in cui ci siamo concessi di pensare un po’ meno alle cose che riempiono la nostra quotidianità.

Insomma, per essere concreti, si torna ad essere operativi.

La cosa più complicata, per molti, è dover riprendere i ritmi frenetici di sempre e doversi riorganizzare dal punto di vista professionale.

Scadenze, impegni, consegne e mille altre cose da fare che, come per magia, sembrano essersi moltiplicate durante la nostra assenza.

Ho notato come la ripresa sia più difficile da gestire per chi deve definire il proprio lavoro, o una parte di questo, da casa oppure in libera professione.

Ecco, quindi, un breve post con alcuni consigli pratici e semplici ma che possono essere di aiuto.

Gli stessi consigli che seguo io che ho bisogno di un tempo minimo per riassestarmi e riprogrammarmi.

Parola d’ordine organizzazione.

In generale programmo il mio rientro lavorativo avendo almeno due giorni liberi da dedicare alla gestione di aspetti pratici, personali e lavorativi.

Dopodiché mi assento dai vari canali social per un giorno.

Lo faccio  per non avere distrazioni. Devo essere concentrata su quello che devo fare e su come lo devo pianificare.

Le prime settimane dopo le vacanze sono sempre intense e preferisco avere la situazione abbastanza sotto controllo.

Inizio riprendendo quello che è rimasto incompiuto oppure arretrato prima della vacanze.

Fatture da compilare e consegnare, post da terminare, materiale da archiviare.

Rivaluto e metto in ordine gli arretrati.

Servirà un po’ di tempo ma sarà ben speso.

Ho imparato che non si deve mai rimandare troppo a lungo perché il rischio di accumulare ancora più cose da fare nel tempo può diventare davvero controproducente.

A questo punto passo al lato operativo per eccellenza.

Collaborando con realtà diverse faccio il punto della situazione relativo ai contenuti che devo produrre e consegnare.

Argomenti da trattare, articoli da scrivere, post da pianificare, ricerche da fare e verifica del tempo necessario per poter realizzare tutto in modo pertinente mi permette di avere chiara la situazione e capire come gestire il tempo che avrò a disposizione.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, definisco ciò che è legato al mio blog.

Idee da sviluppare, collaborazioni da pianificare, interviste e post da scrivere sono solo alcune delle cose sulle quali mi concentro.

Praticamente mi dedico alla compilazione del piano editoriale.

Uno riferito alle mie collaborazioni e uno dedicato al mio blog.

Il piano editoriale è uno strumento tanto semplice quanto funzionale (e di cui ho anche già parlato qui).

Serve per avere chiara la situazione operativa che ci aspetta (in questo caso dopo un periodo di vacanza) ma serve anche a definire gli obiettivi da raggiungere in un periodo di tempo determinato ed è, senza dubbio, un valido metodo di organizzazione pratica e mentale.

Infine metto ordine al materiale presente nel pc.

Spesso, durante l’anno, raccogliamo materiale di studio e ricerca che poi salviamo in modo non proprio ordinato.

A volte ci dimentichiamo addirittura di avere determinati file.

Questa attività mi permette di eliminare ciò che non serve più ma anche verificare quello che devo approfondire e quello che devo sviluppare circa i contenuti sui quali dovrò lavorare.

Organizzare, pianificare e riordinare sono le mie parole d’ordine in questo momento.

E voi cosa fate per tornare ad essere operativi nel miglior modo possibile?

 

 

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Eccomi qui con un nuovo post.
Siamo quasi in agosto e molti di voi, lo so, stanno pensando alle vacanze.
Mare, montagna, collina, mete esotiche e chi più ne ha più ne metta.

Se vi state preparando a questo momento l’imperativo per eccellenza dovrebbe essere relax.

A me succede di correre fino all’ultimo e poi, quando arrivo nel posto scelto per le mie vacanze, stacco la spina e cerco di rallentare un po’ i ritmi (anche se non sempre è facile).

Tra le cose che non dimentico mai di portare con me, anche in vacanza, i libri.

Lo sapete, l’ho già detto più volte, leggere è importante, stimolante e anche divertente.
Allora ho pensato di consigliarvi un po’ di libri che ho letto in questi mesi trovandoli interessanti, affascinanti e, in alcuni casi, ironici.
Non vi suggerirò testi tematici oppure troppo settoriali perché credo sia molto più bello leggere cose diverse tra loro così gli spunti che possono arrivare saranno ancora più sorprendenti.

Siete pronti? Ecco qui i miei consigli di lettura.

  • Elogio della lentezza di Lamberto Maffei, edizioni Il Mulino: Inutile negare. Siamo sempre di corsa, connessi e velocissimi. Il tempo sembra contrarsi e non dilatarsi. Un libro affascinante. Un invito a riflettere sui vantaggi di una vita più rilassata. Questo dovrebbe essere il mood delle vacanze quindi i miei consigli di lettura partono da qui.
  • La vista da qui. Appunti per un’internet italiana di Massimiliano Mantellini, edizioni Minimum Fax: Seguo Massimo Mantellini da tempo e non potevo non leggere questo suo saggio dedicato a internent sinonimo, per eccellenza, di libertà e rivoluzione. Ma in Italia, a differenza di altri paesi, i cambiamenti dovuti all’evoluzione tecnologica sembrano essere accolti con fatica. Ma l’innovazione riguarda ognuno di noi così come la consapevolezza del suo utilizzo. Interessante e, a mio avviso, da leggere.
  • Un anno di pace. Un viaggio tra vizi e virtù degli utenti dei social network di Salvatore Russo e Matteo Bianconi, edizioni Area 51 Publishing: Se i libri sono scritti da persone che conosco e stimo hanno un valore aggiunto. Se parlano di internet e social (quindi del mondo nel quale lavoro) certamente hanno la mia attenzione. Se lo fanno in modo ironico e allo stesso tempo intelligente il mix è perfetto. Contraddizioni del mondo social di cui tutti noi facciamo parte. E chi l’ha detto che non si può leggere un buon libro riflettendo e sorridendo. Bene, che tu sia in cima al cucuzzolo della montagna oppure sdraiato in modalità lucertola sotto il sole concediti un momento di leggerezza. Io questo libro l’ho letto un paio di volte. Fallo anche tu e buon divertimento.
  • Come creare contenuti utili. Un contenuto utile è sempre un contenuto di valore. Non sempre vale il contrario di Francesco Ambrosino e Federico Simonetti, Ebook scaricabile dal sito www.contenutiutili.it : Già il titolo vale la lettura. Fare content marketing non è una passeggiata. I contenuti sono sempre più importanti e, a mio avviso, uno strumento dal potenziale enorme per comunicarsi ed essere presenti sui vari canali social (ma non solo). Con Francesco Ambrosino ci confrontiamo spesso sull’importanza dell’argomento. Questo ebook, scritto a quattro mani con Federico, ha tante cose che mi piacciono e che condivido. Se vi occupate di content non potete non leggerlo.

Come vedete sono consigli di lettura vari proprio come piace a me.
Per ora mi fermo qui sperando che tra questi titoli possiate trovare qualche idea che vi piaccia.

Vi aspetto sul blog e magari mi raccontate cose state leggendo voi che ne dite vi va?

Buona lettura.

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Inizio questo post con una domanda diretta.

Tuttologi si o tuttologi no?

Voi come la pensate.

A dire il vero questo non doveva essere l’argomento del post settimanale ma alcune conversazioni avute nei giorni scorsi mi hanno portata a fare delle riflessioni sul tema.

Riflessioni che vorrei condividere con voi in modo diretto e immediato (a scapito anche di una piccola variazione al piano editoriale).

Tutto nasce dal confronto avuto con persone che, rispetto a me, sembravano essere davvero un pozzo delle meraviglie (e lo dico con tutto rispetto non con ironia acida).

Non c’era argomento o tema che non conoscessero e sul quale, a ragion veduta ma a volte anche no, non avessero un’idea da esprimere o un’opinione assolutamente da dire.

Quindi, come spesso accade, ho pensato a me che parlo solo di quello che conosco altrimenti sto zitta e mi sono messa, ancora una volta, in discussione.

Che io non voglia essere una tuttologa è cosa risaputa.

Dal punto di vista professionale sono onesta verso me stessa  e lo sono nei confronti delle persone che mi chiedono consiglio o consulenza per cui dico sempre cosa posso o non posso fare per loro.

Lo dico non in base alla voglia che ho oppure pensando all’ispirazione del momento ma facendo riferimento alle competenze di cui sono in possesso.

E quindi si lo ammetto: io non amo la tuttologia e preferisco di gran lunga la specializzazione.

Sarò strana?

Questo non lo so ancora ma so che quando devo affrontare un nuovo lavoro oppure pensare a un nuovo piano di comunicazione la prima cosa che mi chiedo è “sono capace io da sola di fare tutto quello che mi viene chiesto oppure no”?

Se la risposta è positiva procedo ma se la risposta è negativa lo dico e con chiarezza indico chi sono le persone che potrebbero collaborare con me nella realizzazione del progetto.

Così facendo metto sempre al primo posto chi mi ha dato fiducia (sia una persona oppure un’azienda) sapendo di poter garantire il massimo della qualità possibile per raggiungere gli obiettivi che mi vengono richiesti.

Sì perché, voi tuttologi, mi dovete dire come si fa a essere iper preparati su tutto in modo preciso, elevato e qualificato.

Io non credo sia possibile e, forse sbagliando, penso si rischi molto peccando di approssimazione.

Per questo io ho preferito specializzarmi continuando a investire tempo e risorse su quello che so fare meglio cioè scrivere.

Questo non significa che io non abbia nulla da imparare anzi al contrario.

Dico sempre di essere preparata oggi ma domani, sono certa, ci sarà sicuramente qualcosa di nuovo che dovrò approfondire se non imparare da zero e questo per me è fonte di motivazione e mi porta a fare sempre meglio.

Un altro aspetto che mi piace del non essere tuttologi è la possibilità di confrontarsi e condividere esperienze con altre persone che possono arricchirmi (come io posso arricchire loro) creando una sinergia positiva e proficua.

Dare e ricevere si potrebbe dire. Solo dando è possibile ricevere e solitamente molto di più di quello che ci si aspetta.

Dare agli altri le proprie conoscenze e le proprie idee per riceverne altre in cambio creando un circolo virtuoso che può fare solo bene.

Merito anche del web che, da questo punto di vista, si presenta come ambiente meritocratico nel quale le relazioni di valore assumono un’importanza sempre maggiore.

Relazioni vere che possono (e si possono) costruire anche partendo dal virtuale che davvero offre risorse e spunti in alcuni casi sorprendenti.

Quindi in pillole i punti essenziali per questo argomento sono:

  • Capire cosa ti piace fare e concentrare su questo le risorse e le energie (così non diventi un tuttologo e ti specializzi)
  • Condividere e confrontare idee, opinioni, insegnamenti e progetti (perché no)
  • Creare relazioni vere (anche partendo dal mondo virtuale)
  • Dare per ricevere (senza pensare a cosa arriverà ma con la certezza che riceverai molto più di quanto pensi)
  • Mettere il cuore al centro (sempre e comunque perché questa è la cosa migliore che si possa fare )

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Ma voi il tempo come lo gestite?

Perché, ditemi la verità, voi lo scorrere del tempo lo controllate in qualche modo vero oppure lasciate che le vostre giornate si organizzino in totale autonomia?

Sembra una domanda sciocca quanto mai banale ma, in realtà, credo non lo sia almeno stando ai confronti con i miei colleghi “comunicativi”.

A quanto pare l’organizzazione della giornata tipo sta diventando un argomento interessante e quindi eccomi qui con un post dove darò anche qualche consiglio che, spero, possa essere utile.

Parto dalla mia esperienza personale e dal fatto che io tendo alla pianificazione per natura ma non essendo perfetta mi sono applicata.

Vi avviso però: non ho letto nessun manuale tanto di moda adesso io sono andata per prove ed errori e ho capito cosa funziona e cosa no (per me almeno).

Ho sempre fatto lavori poco “tradizionali”, ho sempre gestito più cose contemporaneamente e spesso collaboro con altre persone per cui non posso lasciare spazio all’autogestione pena il fallimento mio e del mio lavoro.

In questi giorni ho pensato che il tema del tempo possa essere trasversale a più professioni e a più ruoli.

Se è rilevante per chi lavora in proprio non lo è di meno per chi è freelance e, a dire il vero, anche per chi è dipendente.

In un periodo in cui il mondo del lavoro tende ad avere sempre meno confini stabiliti e spesso si parla di raggiungimento degli obiettivi organizzare deve essere la parola d’ordine.

Dal mio punto di vista fare questo significa, in qualche modo, allenarsi alla disciplina.

Scrivere quello che si vuole fare e fare quello che si scrive.

Questo è uno degli insegnamenti che mi porto dietro dagli anni della gavetta e ancora adesso lo metto in pratica e se vedo che tendo a svincolarmi me lo riscrivo bello grande e a buona memoria.

Ecco allora di seguito alcune cose che faccio io, che mi sono utili e che magari potranno esserlo anche per voi:

  • Calendarizzare e dare delle priorità facendo per prime le cose più importanti oppure più urgenti
  • Organizzare il lavoro in anticipo (io la sera penso a quello che dovrò fare il giorno seguente e questo mi aiuta anche a preparare delle cose oppure del materiale se necessario con un po’ di anticipo)
  • Dare dei tempi e cercare di rispettarli (ad esempio rispondere alle mail può diventare un’operazione molto impegnativa e dispersiva quindi è utile dedicare un tempo preciso a questa attività all’interno della giornata)
  • Dare degli obiettivi raggiungibili e reali (inutile pianificare cento cose sapendo che se ne potranno fare solo la metà fatte bene)
  • Considerare gli imprevisti, accettarli e cercare di avere un margine per riorganizzare (perché la perfezione non esiste tanto vale prenderne atto così da essere meno ansiosi)
  • Utilizzare la tecnologia in modo furbo (ci sono app e programmi che davvero possono rendere la tua giornata migliore quindi fatti aiutare)
  • Essere rigorosi (questa secondo me è la cosa più complicata da fare però è necessaria e bisogna allenarsi con costanza)

Lo so adesso sarete tutti molto delusi.

Vi aspettavate delle nuove regole illuminanti e mai sentite prima e invece vi ritrovate a leggere dei consigli tutto sommato semplici che, vi assicuro, possono davvero aiutarvi anche se questo non significa che tutto sia facile.

Anch’io a volte sono stanca, altre volte vorrei fare di più e altre, invece, non vorrei fare nulla ma proseguo su questa strada.

Che io lavori da casa oppure sia in un ufficio le cose cambiano poco o nulla.

Adatto il mio schema operativo alla situazione in cui mi trovo.

Penso a quello che devo fare e mi organizzo di conseguenza facendo sempre del mio meglio.

Questa, negli anni, è stata anche la mia risposta a chi credeva che scrivere e comunicare fosse un lavoro come dire “poco serio”.

Ho più volte dimostrato che non è così.

Dietro alla creatività di un testo, di un messaggio oppure di un post ci sono analisi, confronti, riflessioni e c’è metodo e lo ribadisco ancora oggi ogni qual volta lo trovo necessario.

E voi, invece, vi va di dirmi come vi organizzate e quali metodi usate?

Raccontatemi!

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Pensando al primo post che avrei pubblicato mi sono detta che non volevo essere né troppo banale né troppo tecnica.
Chissà se ci riuscirò.

Volevo, però, farvi entrare nel mio mondo dalla porta principale.

Vorrei ci conoscessimo un po’ perché in fondo siamo all’inizio di una nuova avventura e io, a dire il vero, un po’ emozionata lo sono.

Vorrei dirvi che ho iniziato a scrivere giovanissima come corrispondente di un quotidiano locale e il primo giorno che ho messo piede in redazione ho capito cosa avrei fatto da grande.

Ho visto evolvere la figura del giornalista e vedo cambiare la scrittura davanti ai miei occhi quasi ogni giorno.

Internet e i socialnetwork hanno radicalmente stravolto la comunicazione rendendo tutto più veloce e, solo in apparenza, superficiale.

Volete che vi dica che è tutto rosa e fiori?

Anche no grazie!

Io in questi anni ho avuto alti e bassi, momenti fermi e altri in cui avrei mollato tutto perché scrivere ragazzi non è una passeggiata, un vezzo, un riempitivo nelle uggiose giornate di pioggia.

Scrivere non significa fare l’elenco delle cose da comperare al supermercato.

Scrivere vuol dire lavorare e per farlo devi avere passione, studio, metodo, approfondimento costante e sperimentazione.

Insomma ti devi sporcare le mani, rialzarti se ti sbattono le porte in faccia e non scoraggiarti quando sembra che tutti stiano facendo qualche cosa di utile e concreto e tu non si sa, forse sì o forse no.

Scrivere, per me, significa poter regalare un’emozione.

Che io lo possa fare attraverso un blog, un giornale, un post oppure attraverso le aziende e le persone che chiedono la mia consulenza poco importa.

L’importante è comunicare emozioni.

In modi diversi, certo, ma sempre con i pensieri rivolti a chi mi leggerà.

Non c’è momento più bello di quello in cui, di fronte a un foglio bianco, le parole arrivano e magicamente sono tutte al posto giusto e capisco che sì quella è la strada da percorrere.

Perché la tecnica potrà anche essere perfetta ma se manca l’anima quella perfezione servirà a ben poco.

E quindi benvenuti nel mio blog!

Piacere di conoscervi!

Ora sono pronta, credo, a parlare di cose serie per cui ci rivediamo sempre qui con i prossimi post.

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